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Archive for dicembre 2010

Avere successo

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“Non chiederti… “

Mi viene da sorridere leggendo le argomentazioni di certi oppositori dell’attuale regime, che parlano e scrivono come se in Italia la legalità e il buon governo avessero regnato sovrani fino al momento fatale dell’entrata in scena del Burattinaio, e da quel momento in poi una specie di felice Utopia fosse precipitata nel buio della dittatura.
Mi domando dove abbiano vissuto costoro negli ultimi 60 anni, se in Italia o a Paperopoli, e se siano consapevoli del traballante girare in tondo della nostra democrazia dal dopoguerra ad oggi, da Scelba a Berlusconi passando per Andreotti e Craxi, dal fascismo ideologico democristiano a quello economico attuale, nel segno della inalienabile collusione con i veri poteri nazionali: mafie e Vaticano.

La realtà è che, purtroppo (o per fortuna), non sono i politici a fare il Paese, ma i cittadini, perché chi governa ne è la diretta espressione, e non solo per questioni puramente elettorali: il governo attuale, come quelli passati, non è che il riflesso della mentalità terzomondista utilizzata di preferenza dalla maggior parte degli italiani.
Opinione apparentemente superficiale e qualunquista, me ne rendo conto, e non certo uno slogan che attiri la simpatia dell’elettore-bue; ma, fino a quando continueremo a nascondere la testa sotto la sabbia per non prendere atto di questa realtà, non potremo sperare che cambi niente.

Eppure, uno degli slogan elettorali più efficaci di tutti i tempi fu quello di John Kennedy, quel famoso Non chiederti cosa può il tuo Paese fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese. Beh: dice la stessa cosa, anche se in modo più elegante. Sottolinea il fatto che se i cittadini di uno Stato si comportano da egoisti, menefreghisti e approfittatori, e “senso civico” è un termine che non apprtiene al loro vocabolario, allora – inevitabilmente – si avranno sedi istituzionali infestate da una classe dirigente scaltra, maneggiona, collusa quando non corrotta, faziosa e priva di senso morale.

E questo unico, scarno ed essenziale fatto rende vani tutti i discorsi sulle maggioranze, le minoranze, le fiducie, le sfiducie, le leggi elettorali. Quando qualcosa starà per cambiare, lo sapremo non dalle “gabine” o da un attentato: perché il vero nemico non è il satiro di Arcore, ma la stupidità che si manifesta nella maggioranza del popolo italiano. Lo sapremo dai cassonetti del vetro, non più zeppi di bottiglie di plastica. Vedremo gli automobilisti fermarsi ai semafori verdi se il centro dell’incrocio è già ingorgato, invece di tuffarcisi dentro come lemmings posseduti dal demone dell’autodistruzione. Non vedremo più genitori che attraversano con il rosso, ridendo e tenendo il figlioletto per mano (instillando già in questo modo nella loro discendenza l’italica nozione che infrangere le regole è utile, divertente e risk-free). Sui marciapiedi non fioriranno più aiuole di mozziconi attorno ai portacenere, perché il fumatore riuscirà a compiere quell’immane sforzo di allungare un braccio; e forse, addirittura, le cassiere dei supermercati smetteranno di far rotolare le tue birre come fossero tronchetti per la stufa e lanciare le confezioni di uova come bombe a mano, dimostrando un minimo di rispetto per le cose che hai comperato e che indirettamente rappresentano anche la loro fonte di sostentamento… Sarà quando, insomma, l’attenzione per gli altri e il buon senso avranno occupato gli spazi attualmente in balia della stupidità che regna sovrana – ben più sovrana e più fattuale della nostra Costituzione.

Se e quando questo succederà, allora si comincerà a pretendere dagli amministratori lo stesso atteggiamento, cominciando dal condominio per arrivare a Montecitorio; a rendersi conto che i discorsi del Papa sono ghirlande di banalità trite e ritrite, che l’abito non fa il monaco, che dire “i musulmani” o “i cristiani” non significa nulla più che dire “le casalinghe” o “i tifosi”, che la morte di qualcuno in guerra, sia nato a Cerignola o a Milwaukee, è una cosa ugualmente triste, che ciascuno ha il diritto naturale di disporre della propria vita, che il pianeta non è in grado di sopportare a lungo altro cemento e altra anidride carbonica, che la tolleranza nei confronti della corruzione non può essere direttamente proporzionale al personale tornaconto, e che essere governati non significa essere portati in giro come un branco di pecore o essere più o meno rappresentati in una faida tra corporazioni, ma semplicemente essere coordinati per il bene comune da persone di statura morale abbastanza elevata da saper vedere oltre il micragnoso orizzonte dei piccoli o grandi interessi di parte.
Allora, e solo allora, potremo sperare di diventare una nazione che cresce davvero, non in PIL ma in qualità della vita, condizione che l’Italia – libri di storia alla mano – non ha mai conosciuto, con buona pace dei nostalgici del pre-berlusconismo.

Quindi, la prossima volta che qualcuno si chiederà cosa può fare, lui, per il Paese, sappia che la risposta è semplice: cominciare a buttare il vetro nel vetro e la plastica nella plastica, e tenere il più possibile acceso il cervello.

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Ooooh!

La stupidità si manifesta ovunque, ma nelle notizie “scientifiche” dà spesso il meglio di sè.

Esempio, il topo canterino (su Repubblica). E’ un filmato che mostra un topo che squittisce. Wow, un vero scoop. Squittisce in modo un po’ diverso dal solito, ma in sostanza squittisce, come fanno tutti i topi. L’articolista, entusiasta, chiosa: “questo incidente genetico potrebbe fare luce su come si è evoluto nel tempo il linguaggio umano”! certo, e anche sul sesso degli angeli, sulla cura del cancro e sulla vita dopo la morte.

E, comunque, il vero topo canterino non è quello lì: è quello che ha vinto Sanremo due anni fa.

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Il mistero svelato

” Uno strano animale pelosissimo si aggira nel parco nazionale del Masai Mara nel sud ovest del Kenya. La creatura, stando a quanto scrive il mensile Oasis, avrebbe «il pelo marrone scuro, lungo e sfumato di grigio, a coprire gli occhi. Due folti baffoni chiari ed una lunga barbetta ad incorniciarne il muso» (da La Stampa) “.

Il mistero sembra finalmente risolto: il buffo animale sarebbe il risultato dell’accoppiamento fra una gazzella di Thomson e lo hobbit etologo del piccolo schermo, Giorgio Celli, recatosi di recente in Africa per uno studio sui rituali amorosi delle antilopi, come si evince facilmente dal raffronto delle due immagini:

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Leggo della proposta di ripristinare la tassa sui cani bolzanini, che ha fatto subito incazzare tutti, animalisti in testa.

Vero è che l’animalista verace, come l’automobilista di Gioele Dix, è comunque sempre, costantemente, incazzato come una bestia (di solito ce l’ha a morte con i vegetali, ma anche con chiunque non condivida la sua visione zoocentrica del mondo),  e chi vive in questo Paese senza che il cervello gli sia ancora fuggito all’estero ha tutti i diritti di incazzarsi, e per qualunque giorno che dio manda in terra, tasse sui cani o meno.

Se fosse per me, invece di una tassa inutile, imporrei piutosto l’obbligo di un patentino a tutti gli aspiranti proprietari di animali. Il patentino non costerebbe nulla, ma per ottenerlo si dovrebbe dimostrare di avere un quoziente intellettivo superiore a quello di un vegetale (con buona pace dell’animalista incazzato) e non inferiore a quello dell’animale che si intende possedere. Facile? Forse per i pesci e le iguane; ma già con i criceti la vedo più dura. Per cani e gatti, poi, addio: scommetterei per un bocciato su tre.

A giudicare da quello che mi passa per l’ambulatorio, almeno.

Cani-michelin che mi guardano da dentro il loro involucro di ciccia come astronauti, signora, il suo cane è obeso, eh, ma è sterilizzata (già, dimenticavo che la carenza di estrogeni consente alle cagne la sintesi dei trigliceridi a partire da aria e luce) oppure, pasta, solo pasta, l’abbiamo abituato così da piccolo e adesso non mangia nient’altro! Bravo, gran bel lavoro. O anche: ma mangia solo crocchette. Si ma cazzo, quante, ne mangia? Ah, solo una volta al giorno.

Le orecchie di questo povero gatto sono completamente marce, perché non l’ha portato prima? Perché avevo paura che lei mi dicesse che era malato.

Cane con mieloma multiplo, un tumore che corrode le ossa. Ha un dolore infernale, si dovrebbe sentire subito uno specialista… “Ah ah (ride, il deficiente), sì, ho capito, è come le signore anziane, ha l’osteoporosi, da stasera gli do del calcio…” Farebbe bene a me, il calcio: se potessi dartelo nei coglioni.

Forse è il Natale incombente, ma perché invece di diventare più buoni diventano più stupidi? forse per il traffico, forse per la pubblicità… Boh.

D’altronde, Einstein pensava che la stupidità umana fosse infinita, e non si capisce perché la cosa non dovrebbe riguardare anche i proprietari di animali.

E sono stupido anch’io, evidentemente, che non riesco proprio a farci l’abitudine.

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