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Archive for aprile 2012

… ovvero: trenta e uno sintomi che siete sul punto di imboccare la discesa.

1) La necessità di un cannoncino anti-Ape sul cofano dell’auto diventa sempre meno pressante.

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2) I confini fra differenti ambiti estetici di curve, un tempo molto netti, si vanno sempre più confondendo fra loro.

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3) Come un tuono lontano, la parola “colesterolo” echeggia inattesa, nella mente, nel bel mezzo di una scorpacciata di fritto misto.

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4) La parola “pensione” smette di evocare l’immagine di una coda di auto sulla riviera romagnola a ferragosto e vi fa invece pensare ad una coda di vecchietti alla sportello della posta.

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5) Di punto in bianco, notate il dorso delle vostre mani sul volante e vi vengono in mente quelle di vostro padre quando vi accompagnava a scuola.

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6) Nella rasatura delle parti intime, l’obliterazione degli annessi non pigmentati assume un’importanza via via maggiore.

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7) In un posto in cui tutti si danno del tu, la simpatica e giovane barista con cui avete scambiato quattro frizzanti chiacchiere sull’argomento spumante vs. champagne, vi da il resto dicendo: “Ecco a lei”.

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8) I Testimoni di Geova vi abbordano per strada tentando sempre più spesso la carta dell’aldilà e sempre meno quella del senso di colpa.

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9) Il motivo principale per cui non vi decidete a recuperare spazio in camera da letto cambiando il matrimoniale con un letto singolo è la rottura di coglioni di dover cambiare anche tutto il parco lenzuola, piumoni e coperte.

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10) Passate davanti ad un liceo durante gli esami di maturità e vi chiedete che cacchio ci fanno lì, in piena estate, tutti quei bambini.

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11) La frase “possiamo dormire abbracciati, sarà bellissimo lo stesso” comincia ad avere una sua coerenza – ancorché soltanto sintattica.

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12) La frase “se non lo capisci da solo è inutile che te lo spieghi io” comincia a perdere le tinte psichedeliche del paradosso per assumere quelle ferrose del postulato.

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13) La frase “possiamo dormire abbracciati, sarà bellissimo lo stesso” si spoglia di qualunque altra funzione se non quella di introdurre la successiva: “dobbiamo parlare”, cui seguirà inevitabilmente la terza Parca, quella che taglia il filo della storia: “ho bisogno di tempo per riflettere”.

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14) La frase “se non lo capisci da solo è inutile che te lo spieghi io” evoca pavlovianamente un virile, disperato “mavaffancùlo”.

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15) Vi domandate come mai la vostra fidanzatina delle medie abbia messo su Facebook, come foto del profilo, un ritratto di sua madre.

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16) La vostra fidanzatina delle medie annuncia trionfante su Facebook la nascita della figlia di suo figlio.

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17) Capite allora che la foto del profilo non è della madre, ma proprio di lei.

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18) Alla realizzazione del punto 17), correte in bagno, vi guardate nello specchio, scoprite che il fantasma di vostro nonno vi sta osservando con un ghigno da dietro il vetro e vomitate (direttamente nel lavandino).

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19) Nei più cupi momenti delle ore antelucane, vi sorprendete a domandarvi quanto potrà essere difficile per una badante ucraina, nel 2040, in base alla vigente legislazione sulla vendita dei topicidi, procurarsi dell’arsenico.

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20) Nei più cupi momenti delle ore antelucane, vi torna in mente l’asserto buddista secondo cui la condizione vitale dopo la morte rimane quella stessa del momento della morte, e vi alzate dal letto per interrogare il signor Google con la domanda: “come morire venendo su una badante ucraina”.

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21) Cominciate a chiedervi se non sia il caso di cliccare con il tasto sinistro del mouse su “elimina”, anziché “apri”, dopo aver cliccato con il tasto destro sull’icona del vostro romanzo incompiuto.

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22) Cominciate a chiedervi se “Lassie” sia il termine popolare per “Collie”, o viceversa; se Furia fosse maschio o femmina; e se Paperina l’abbia mai davvero data a Gastone, o ve lo siete solo sognato.

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23) Il gap anagrafico fra la donna di cui avreste bisogno esistenzialmente e quella di cui avreste bisogno eroticamente supera persino le smisurate possibilità della fisica quantistica, e realizzate che sarete per sempre soli, nonostante gli sforzi di Schrödinger e del suo povero gatto.

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24) Dal codice fiscale dell’ingrigita signora alla quale avete appena vaccinato il gatto risulta che, quando voi stavate imparando l’alfabeto, la grigia signora si trovava ancora in stato embrionale.

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25) Dal codice fiscale della signorina alla quale avete appena vaccinato il cane risulta che, se la Durex avesse avuto qualche problema tecnico in produzione verso la fine degli anni ‘Ottanta, una simile creatura potrebbe oggi rivolgersi a voi chiamandovi “papà”.

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26) L’idea di prendere a calci in culo una serie di giovanotti che volessero allungare le mani sulla creatura in questione comincia a sembrarvi quasi altrettanto allettante che allungare personalmente le mani voi stessi sulla creatura medesima.

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27) Ah, no, il 27 è il mio numero fortunato…

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28) Vi scoprite superstiziosi.

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29) All’idea di adottare un cane o un gatto, vi viene da chiedervi chi potrebbe prendersene cura un domani che voi non poteste più farlo.

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30) L’idea di morire senza mai avere guidato una Porsche cabrio nè trombato Sasha Grey, vi colpisce con la stessa intensità dell’indice di piovosità media annua del Saskatchewan.

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31) Vi trovate soli un sabato sera a scrivere un mucchio di scemate nel vano tentativo di razionalizzare il passare del tempo.

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Se, leggendo, avete avuto un riscontro positivo di oltre venti su trentuno, allora: complimenti! state diventando vecchi, il che è (forse) un’alternativa migliore a quella di essere morti, e comunque l’unica (avevo dimenticato di accennare all’utilizzo sempre più frequente di luoghi comuni?).

Tuttavia, se qualcuno fosse in grado di spiegarmi come mai la mia età spirituale si ostina a restare così incongruamente distante da quella anagrafica, potrebbe trovare per sempre un posto nel mio cuore (sempre che mi ricordi ancora dove l’ho messo…).

Pier

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