Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for settembre 2015

Volkswagen

volkswagen-maggiolino-last-edition-2003La vicenda della Volkswagen, e la eco che ha suscitato, confermano due fatti: il primo, la tendenza tipicamente italiota a gongolare per le disgrazie altrui (soprattutto se l’ “altrui” è il primo della classe), il secondo: che le le categorie di inquinamento dei veicoli sono l’ennesima, solenne presa per il culo che i signori del petrolio e dell’acciaio ci propinano per continuare a godere dei propri privilegi.

Sulla prima questione, c’è poco da spiegare: l’imbecille che in questi giorni, alla guida di una Panda (con la quale ha pagato l’ultimo golfino firmato a quel grand’uomo di Marchionne), si sente l’erede di Enrico Toti, duro, puro e patriota, e che guarda con disprezzo la vecchia col cappellino nella sua Polo nazista, è l’essenza precisa del Pierino by Alvaro Vitali: una bestia, un patetico vigliacco, un idiota, insomma, che compensa la propria bruttezza e la propria ignoranza con la soddisfazione di spiare il primo della classe chiuso nel cesso con i calzoni pieni di merda – anche se non si può negare che la Germania sia davvero cacata addosso.

Sulla seconda, il discorso è per chi lo vuole capire: inquinare meno comporta un consumo maggiore di carburante.

Eh, sì: la termodinamica, per il momento, è ancora una realtà difficile da eludere; questo fa sì che una macchina Euro 6, tanto per dire dei numeri a caso, inquini per il 5% in meno di una Euro 4. Peccato che la Euro 6 consumi più o meno il 5% in più della sua antenata Euro 4, e dunque il beneficio si annulla. Secondo alcuni calcoli, in ragione del maggior consumo globale di carburante, l’inquinamento sarebbe ancora maggiore di quello prodotto da vetture più vecchie.

Non ho i numeri per valutare se sia vero, ma – di fatto – tutti quelli che contano sono contenti di sbandierare la favola delle “ridotte emissioni”: l’azienda che si può fregiare di titoli nobiliari ambientalistici, e lo sceicco che mantiene legioni di cammelli e brigate di mogli grazie al petrolio che ha sotto il culo.

Gli automobilisti e il governo, da parte loro, sono diplomaticamente convinti che le auto consumano e inquinano meno, e bon: in questo è consistito il crimine: partecipare al gioco che fa tutti contenti, per fare soldi e continuare umanitariamente a mantenere gli schiavi alla catena di montaggio.

Naturalmente, questa cosa non si può dire: bisogna far finta di disporre della botte piena e della moglie ubriaca, per presentarsi all’oste e all’amante insieme. Però, su questa base, sfido chiunque a dimostrare che il trucchetto dei crucchi abbia potuto impestare il mondo, visto che le emissioni risultavano comunque entro i limiti di legge (o in America fanno le revisioni come a Samarcanda?). E, se anche fosse, difficile credere che questa ipotetica peste gassosa non sia infinitamente trascurabile, in paragone a Chernobyl, a Fukushima e a Deepwater Horizon – per non parlare delle tonnellate di porcheria che i Cinesi affidano ogni secondo alle acque generose dello Huang-ho e ai venti che lo sorvolano al fine di condividerle con il resto del mondo, fregandosene altamente della Convenzione di Kyoto, così come hanno fatto per anni ed anni gli Stati Uniti d’America.

Certo, la nostra seconda patria ferita a morte da cotanto veleno europeo dovrebbe intristirci: chissà quanti Americani, nipoti degli allegri soldati che ci distribuivano cioccolata e sigarette nel ’45, ora, dopo essere sopravvissuti ai MacDonald e ai Donald Trump per tanti anni, dovranno morire per quel picogrammo di cadmio in più nei loro polmoni… Eh, sì: è una storia triste.

Tranne, naturalmente, per Marchionne: dovrà ordinare un nuovo guardaroba! Mi raccomando, comprategli tanti bei golfini nuovi, ché la FCA è davvero fica – quello che sarebbe con un “i” in più nell’autentico acronimo: Fabbrica Italiana Convertita Americana.

Oh, yeah.

PS: cui prodest?

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: